Lo ha dichiarato oggi l’Autorità di vigilanza dei mercati finanziari nella conferenza stampa annuale. Nell’incontro è stato fatto il punto sul mercato ipotecario, guerra in Ucraina e bilancio d’esercizio 2021.
«La stabilità degli istituti sulla piazza finanziaria svizzera è buona» lo ha affermato oggi la presidente del consiglio d’amministrazione dell’Autorità federale di vigilanza sui conti (Finma) Marlene Amstad nel corso della conferenza stampa annuale. Un requisito fondamentale per affrontare i temi che il futuro impone: digitalizzazione e sostenibilità. Durante l’incontro con i media il direttore della Finma Urban Angehrn ha poi illustrato l’operato della Finma nel contesto della guerra in Ucraina e affrontato il tema dei rischi tuttora elevati nei mercati immobiliare e ipotecario svizzeri.
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Stabilità, innovazione e sostenibilità
Nel suo intervento, Amstad ha affermato che la stabilità dei singoli istituti riveste un ruolo centrale sia per la protezione dei clienti sia per il sistema finanziario. «Sulla scorta delle esperienze maturate con le crisi e con vari eventi avversi del recente passato – ha spiegato – possiamo affermare che la stabilità degli istituti sulla piazza finanziaria svizzera è buona. I necessari cuscinetti, per i quali la Finma si adopera con coerenza sin dallo scoppio della crisi finanziaria globale del 2008, sono stati predisposti». E ha aggiunto: «La Svizzera è ora ben posizionata per sfruttare le opportunità offerte dalla digitalizzazione e dagli evidenti sforzi congiunti per una migliore sostenibilità».
Guerra in Ucraina e conseguenze
Le conseguenze della guerra in Ucraina sugli istituti finanziari comporta diversi rischi per il settori svizzeri e rischi marcati per i singoli istituti. Lo ha sottolineato il direttore della Finma Urban Angehrn illustrando l’operato dell’Autorità di vigilanza che segue da vicino gli sviluppi su questo fronte. Stando a quanto dichiarato da Angehrn, per ora gli effetti del conflitto non costituiscono un pericolo ad ampio raggio per la stabilità del mercato finanziario svizzero.
Mercato ipotecario svizzero
Nella seconda parte della sua relazione il direttore ha affrontato il tema dei pericoli derivanti dal mercato ipotecario svizzero per gli istituti finanziari. Angehrn ha messo in guardia dall’incorrere in ulteriori rischi in tale ambito. «Una correzione dei mercati immobiliari rappresenta un grande rischio materiale per l’economia svizzera, in particolare per gli istituti fortemente esposti». Ha poi aggiunto: «Quale autorità di vigilanza prudenziale sul mercato finanziario, la Finma esprime il proprio scetticismo in merito all’allentamento dei requisiti nel comparto ipotecario. Le facilitazioni prospettate comporterebbero un ulteriore aumento dei rischi già significativi sul mercato», nonché un ulteriore aumento dei prezzi a fronte di un’offerta sempre più contratta. Nella sua analisi ha riflettuto sul fatto che negli ultimi vent’anni i costi degli immobili siano cresciuti esponenzialmente, al contrario di prezzi al consumo, salari e prodotto interno lordo. Una tendenza aumentata in seguito alla pandemia.
Lotta al riciclaggio e corporate governance
In occasione della conferenza stampa annuale, la Finma ha poi annunciato il bilancio relativo all’esercizio 2021, oltre a fare il punto della situazione sulla lotta al riciclaggio di denaro e sulla corporate governace. L’anno scorso la Finma ha svolto 650 accertamenti (2020: 628) e 20 procedimenti di enforcement (2020: 33) per l’applicazione del diritto dei mercati finanziari.
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Consuntivo annuale
Dal consuntivo annuale emerge che le spese di esercizio si sono mantenute a un livello costante rispetto al 2020, attestandosi a 126 milioni di franchi (invariate rispetto al 2020). Se nel 2020 i costi della Finma legati all’attuazione della Legge sull’infrastruttura finanziaria e della Legge sui servizi finanziari erano lievemente aumentati (+3,4 milioni di franchi), nel 2021 i costi aggiuntivi derivanti dai predetti compiti supplementari sono stati compensati da costi di esercizio più contenuti. Nel 2021 il numero di posti di lavoro a tempo pieno è ammontato in media a 519, registrando un lieve aumento rispetto all’anno precedente (501) in ragione dei compiti supplementari assegnati.
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